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MI PRENDO CURA DI TE

Il ciclo delle conferenze dal titolo "Mi prendo cura di te" è continuato con due nuove serate nei giorni di venerdì 19 febraio 2016 e venerdì 11 marzo 2016, ad ore 21,00, presso la Sala della Filarmonia di Rovereto, con ingresso libero.

Primo appuntamento





Ecco un breve sunto della relazione del Dott. Mario Castagnini:

I genitori per prendersi cura del proprio bimbo devono conoscerne il linguaggio del corpo per affrontare e rispondere al meglio alle sue esigenze.
È necessario occuparsi da subito del figlio, fin dal primo giorno.
Il neonato è piccolo, ma è già “grande”, è animato, ma bisognoso di tutto, è pronto per iniziare il proprio regolare percorso “guidato” di crescita.
Primi e principali compagni di avventura sono la mamma e il papà che hanno l’importante compito di aiutare il loro piccolo a crescere e a relazionarsi, a diventare autonomo nel mondo che lo circonda.
Non c’è educatore, non c’è medico o terapista che sia più adatto dei genitori a far sviluppare al meglio le potenzialità di questa nuova creatura che crescerà al loro fianco, seguendo loro come guida.
Bisogna occuparsi da subito dei figli fin dal primo giorno. Il loro cervello nei primi mesi di vita ha uno sviluppo fortissimo. I primi mesi sono fondamentali per tutto il resto della vita. Quello che il bimbo riceve in quel periodo sarà una impronta che porterà sempre con se.
Il bambino va guidato con dolce fermezza ad acquisire autonomia.
Va però lasciato libero di muoversi in ampi spazi.
Verso il secondo mese il bimbo va tenuto poco supino (a pancia in su), ma in posizione prona, perché sta compiendo un “cammino” importante per raggiungere un certo controllo posturale e per riuscire a sollevare la testa da terra, con l’appoggio che dal polso va verso l’avambraccio.
Dal terzo al quarto mese l’appoggio va sui gomiti e ha la possibilità di nuotare la testa.
Verso i quattro mesi e mezzo riesce ad avere l’appoggio su di un solo gomito e tenere l’altro braccio alzato dal piano d’appoggio per prendere.
A quattro mesi sa ruotare di fianco e piano piano impara a giocare in tale posizione portandosi anche alternativamente supino a piacere, secondo l’interesse e l’iniziativa che vanno sviluppandosi.
A sei mesi ruota facilmente da supino a prono e viceversa. Sposta sempre più caudalmente il baricentro e si solleva dal piano estendendo armonicamente le braccia appoggiandosi sulle mani (“il bambino sale al secondo piano”).
Il principale consiglio per i genitori è quello di accudire e manipolare il bambino curando che le posizioni e i movimenti applicati siano i più naturali possibili.
Una delle prime azioni con cui ci si mette alla prova è la modalità di manipolare e di prendere in braccio il neonato.
Non si ha tra le mani una bambola, un oggetto qualsiasi da spostare o alzare in qualsiasi modo, ma un bimbo che ha già in sé delle modalità obbligate di posizionamento ed esigenze proprie nell’essere mosso.
Dopo due settimane che il piccolo è in ambiente domestico, è bene sia posto in una stanza dove non ci siano correnti d’aria o “spifferi”, collocato su di un tappeto di gomma piuma, o qualcosa di simile purché soffice, sdraiato e libero al massimo.
La capacità di muoversi nello spazio si sviluppa secondo precise tappe.
1. Il neonato si presenta, se sdraiato a pancia in giù, con la testa girata da un lato; il baricentro si trova nella zona del collo e non c’è nessuna capacità di sostegno. La zona del corpo che rimane più in alto è il sederino.
2. All’età di due mesi il bambino inizia ad essere attratto verso stimoli visivi ed uditivi e incentivato ad alzare la testa, sostenendosi per un breve periodo sugli avambracci. Si ha in questa fase lo spostamento del baricentro del corpo verso la zona dell’ombelico-bacino.
3. Tra il 3° ed il 4° mese, l’ulteriore spostamento del baricentro verso il cingolo pelvico permette di mantenere più a lungo la testa fuori dalla base di appoggio con un’estensione simmetrica del capo.
4. Intorno ai 4 mesi e mezzo il bambino inizia a spostare il suo baricentro lateralmente per poter afferrare con una mano un oggetto posto dinanzi a se: si istaura un triangolo d’appoggio formato da un lato da gomito e bacino, dall’altro dal ginocchio.
5. A 6 mesi si ha l’appoggio simmetrico sulle mani aperte.
6. Dopo gli 8 mesi il piccolo inizia a caricare sulle braccia estese e sulle ginocchia contemporaneamente; si assiste quindi al primo tentativo di posizione quadrupedica che per 2 o 3 settimane consiste nel dondolamento avanti e indietro in questa postura.
7. A 9 mesi in posizione prona il bambino è in grado di strisciare in avanti in maniera più o meno coordinata e con una preferenza di lato.
8. Tra i 9 mesi e i 10 mesi si ha l’andatura a carponi con schema alternato ed i i primi tentativi di arrampicarsi in stazione eretta, postura che viene raggiunta a 11-12 mesi.
9. A 12-13 mesi si assiste al raggiungimento della stazione eretta senza sostegno che man mano diventa più sicura.

Questi note contengono in parte gli appunti che è stato possibile prendere durante la presentazione del relatore e sono state completate mediante integrazioni prese dal libro scritto dal Dott. Mario Castagnini stesso da titolo “È nato un bimbo” - Consigli alle famiglie per una crescita armoniosa dei loro bimbi nel primo anno di vita.
Il libro è scaricabile gratuitamente al seguente indirizzo http://www.aerreci.org.


Secondo appuntamento



Resoconto della conferenza tenuta dalla Dott.ssa Elena Conci
http://www.acquacheballa.it/elena_conci

Negli ultimi 30 anni sono stati fatti molti passi in avanti sia riguardo alla conoscenza del periodo prenatale, del periodo quindi che il bambino vive nei 9 mesi della gestazione, sia riguardo alla nascita e all'importanza di un'adeguata accoglienza nelle prime ore di vita.
Siamo così passati da una visione del bambino percepito come un bambino passivo, incapace di percepire sensazioni, ad un bambino prenatale capace non solo di sentire, di percepire ciò che accade in lui e intorno a lui, ma anche un bambino capace di entrare in relazione, in comunicazione con il mondo che lo circonda.
Questo bambino, dotato di una grande sensibilità e di importanti competenze, può comunicare con noi già a partire dalla gestazione, può farsi conoscere, può farsi spazio in noi e all'interno della famiglia che lo attende.
Questo legame, che si instaura in utero tra madre, padre e bambino è un legame che possiamo definire bio-affettivo, proprio perché il fattore biologico e il fattore affettivo sono legati.
A partire da questa nuova visione del neonato, alcuni studiosi hanno messo in luce l'importanza di questi scambi emotivi, affettivi e relazionali.
Franz Veldman, in particolare, è giunto a ad una visione « aptonomica », comprendendo l'importanza del contatto per l'essere umano, ancor prima di venire al mondo.
Elena Conci porta oggi in questa conferenza un nuovo modo di entrare in relazione, un approccio all'essere umano che lo accompagna lungo tutto il ciclo della sua vita, dal concepimento fino alla  morte.
Parliamo di Aptonomia.
Ancora poco conosciuta in Italia, l'Aptonomia, viene definita come la “Scienza dell'affettività” espressa attraverso il contatto; può essere vista come un approccio all’essere umano nella sua interezza che, esprimendo interesse, rispetto e considerazione, conferma l’Altro nel valore della sua esistenza.
Ma cosa significa essere confermato affettivamente? Significa essere visto per ciò che si è, per ciò che si sente.
Questo particolare tipo di “contatto”, offrendo una conferma affettiva alla persona, le consente di acquisire una “sicurezza di base” che mette in moto una serie di fenomeni psico-fisici positivi e può modificare anche la capacità di rispondere alla malattia o alla sofferenza.
Vediamo quindi che l'Aptonomia ha diversi ambiti di applicazione ; viene utilizzata come accompagnamento in situazioni di malattia, morte e malessere esistenziale. Infatti ciò a cui mira l'Aptonomia è ristabilire il benessere della persona nella sua integrità di corpo, anima e psiche, sia che essa sia infelice, malata, morente o non ancora nata.
L'ambito più diffuso è quello dell'Aptonomia perinatale, l'Aptonomia usata come accompagnamento durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino. 
I genitori in attesa del loro bambino vengono accompagnati a entrare in relazione affettiva con il piccolo, già a partire dai primissimi mesi della gestazione e per tutto il primo anno di vita. Il genitore comprende l'importanza di entrate in contatto con il proprio cucciolo considerandolo un essere umano, con una sua sensibilità. Come dice Catherine Doltò, il bambino che può sperimentare il contatto amorevole a partire dal grembo materno riceve un piacere ed una conferma di sé che contribuiscono alla costruzione della sua sicurezza affettiva e motoria, che in seguito lo aiuterà ad affrontare le sfide della vita e ad assaporarne le ricchezze.
E' facile intuire come l'Aptonomia abbia un grande potere preventivo e oggi più che mai, in un mondo sempre più complesso e fatto di « virtuale », c'è bisogno di autenticità, di contatto e di presenza ; c'è bisogno di prendersi cura di sé e del proprio sentire, per potersi prendere davvero cura dei bambini che accogliamo.
L'Aptonomia offre quindi un contatto che cura, un contatto di cui l'essere umano ha bisogno da sempre. E ci offre la possibilità di comprendere quanto sia importante il modo in cui « contattiamo » i nostri bambini, il modo in cui ci relazioniamo a loro, ci avviciniamo a loro, il modo in cui li accudiamo.
Un bambino che sente un contatto fatto di rispetto e di considerazione dei « suoi » bisogni è un bambino che si sentirà accolto e non potrà fare altro che venire verso di te, venire verso di te con fiducia. E un rapporto di fiducia è la base di una relazione di amore.


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